La festa della riconciliazione  di S.E. mons. Mario Delpini  -vicario generale

Ci sono quelli che iniziano dicendo: “Non so che cosa dire”. Ci sono quelli che obiettano: “Non capisco perché dovrei dire al prete i miei peccati”. Ci sono quelli che parlano a lungo, di tutto, amarezze, dolori, ingiustizie: parlano di tutto, eccetto che dei loro peccati.  Insomma sembra che il sacramento sia tutto lì, nelle parole di chi si confessa.

Forse anche per questo per alcuni la confessione è una fatica, un imbarazzo, e molti non si confessano.

Ma il sacramento della confessione si chiama anche sacramento della riconciliazione, per dire che il sacramento non si riduce all’opera dell’uomo che si dichiara peccatore elencando i suoi peccati: è piuttosto l’opera del Padre misericordioso che accoglie, perdona, fa festa per il figlio che torna scoraggiato e ferito per la sua vita sbagliata.

Ecco: una festa!
La festa non si può celebrare in solitudine, di nascosto. Ci deve essere gente, ci deve essere gioia e musica, affetti e cose  buone. La festa della riconciliazione dei peccatori pentiti è evento di Chiesa. Così si celebra il perdono di Dio: insieme!

Insieme si riconosce che i propri peccati sono un danno anche per gli altri.
Insieme si sperimenta che c’è una comunità che condivide la tristezza del peccato e la gioia della riconciliazione.

Insieme si riprende il cammino verso la santità non come l’impresa solitaria, ma come grazia sostenuta da tutto il popolo santo di Dio.

I preti sono, anche loro, peccatori in cammino verso la santità. Perciò sono confessori, ma anche penitenti. Si confessano e sperimentano la gioia del perdono. Fanno festa, perché sperimentano la misericordia di Dio.

Per questo nella festa di san Carlo, il 4 Novembre, i preti si sono trovati tutti in Duomo a Milano per celebrare insieme il sacramento della confessione e la festa della riconciliazione.
Si può immaginare che la gioia e la forza di questo momento condiviso è stato un buon motivo per ingegnarsi a salvare il sacramento della confessione dalla sua riduzione individualistica. Diventerà festa condivisa in ogni comunità che accoglie la misericordia di Dio.