Per il bene comune collaborare con una cittadinanza attiva, vigile, intraprendente

L’Europa e il Mediterraneo, la centralità della famiglia, il bene comune, la definizione di cosa sia questo bene e, infine, le due strade da percorrere con l’arte del buon vicinato e l’alleanza tra le Istituzioni.

Suggerimento di due percorsi virtuosi.

«Il primo percorso si può riassumere nell’arte del buon vicinato che responsabilizza tutti i cittadini e gli abitanti che convivono nella città, proponendo l’atteggiamento della cittadinanza attiva, vigile, intraprendente. Il buon vicinato non si può decidere con una delibera comunale, eppure non si deve neppure lasciare alla buona volontà dei singoli. Si tratta di una promozione culturale che, grazie alla mediazione di molte presenze territoriali, diffonde un modo di intendere il vicino, i vicini di casa come potenziali alleati e non come potenziali minacce. Le presenze territoriali possono favorire e praticare questo atteggiamento. Penso alle parrocchie e agli oratori, alle scuole e ai Centri culturali, alle Associazioni di volontariato e di solidarietà, ai Centri di ascolto e i Consultori familiari, alle Associazioni dei commercianti, degli inquilini, ai presidi sanitari».

Chiaro che, in questo, se si è alleati, si sia incisivi. «Credo che l’Amministrazione comunale possa fare molto per sostenere le buone pratiche e bonificare i territori esposti al pericolo di diventare incubatori di violenza, risentimento, illegalità».

Da queste potenzialità “di base” l’Arcivescovo pone, poi, la sua attenzione alle Istituzioni che devono fare rete. «Si deve riconoscere che, nella tradizione milanese, esse hanno coltivato rapporti di stima reciproca, di abituale collaborazione, di molteplicità di confronti. Credo che la stagione sia propizia e incoraggiante per intensificare questa dinamica positiva. L’alleanza tra le Istituzioni deve essere intesa come uno stile di rapporti, di incontri e di confronto che diventa il contesto favorevole a rispondere alle domande imposte dal presente e dal futuro».

Interrogativi, certo, di orizzonte ampio e di lunga prospettiva, ma anche relative a come si intenda la città. «La prospettiva di Milano credo che debba essere Europea e Mediterranea, per essere fedele alla sua vocazione. Questi orizzonti irrinunciabili acquistano particolare fascino e sono una particolare responsabilità in questa stagione che prepara le elezioni europee e registra una povertà preoccupante di contenuti. In città vivono e operano Istituzioni prestigiose, efficienti, dotate di risorse, di idee, di esperienza. La mia presenza in questa sede e in questa occasione è per ribadire la disponibilità della Chiesa diocesana nelle sue varie articolazioni centrali e territoriali per essere partecipe di alleanza, per farsi promotrice attiva di quanto può consolidarla e renderla operativa. La Chiesa ambrosiana può offrire il servizio disinteressato per coniugare sviluppo ed equità, sicurezza e inclusione con la sua presenza capillare in tutta la città e la sua riserva di sapienza e di speranza che le ha consentito di attraversare i secoli e di guardare con fiducia al futuro»

Promuovere il bene comune significa quindi promuovere la appartenenza consapevole e corresponsabile alla comunità cittadina», anche su temi controversi come quello – già definito centrale nel “Discorso” – della famiglia.

«Ritengo che la famiglia sia la risorsa determinante per favorire il convivere sereno e solidale. La considerazione della famiglia e la sua centralità per il benessere della città si scontra con la tendenza diffusa a dare enfasi ai diritti individuali, nel costume, nella mentalità e nella legislazione nazionale come nelle delibere comunali. A me sembra, però, che sia ragionevole, in vista della promozione del bene comune, che si promuova la famiglia come forma stabile di convivenza, di responsabilità degli uni per gli altri, di luogo generativo di futuro. Il preoccupante calo demografico, la desolata solitudine degli anziani, i fenomeni allarmanti della dispersione scolastica, delle dipendenze in giovanissima età, dell’indifferenza individualistica devono dare molto da pensare a chi ha a cuore il bene comune. La famiglia è la risorsa determinante».